Il Sacro Monte di Ossuccio, patrimonio UNESCO
Il Sacro Monte di Ossuccio e 5 buoni motivi per visitarlo
Le cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni spesso le diamo per scontate. Ci succede con gli oggetti, con i luoghi e con le persone.
Certo, vuoi mettere? Aria fresca e novità sono il sale della vita e ci vogliono come la panna sulle fragole! Assolutamente e a tutti i costi. Almeno ogni tanto. Per ricaricarsi, trovare energia e nuovi stimoli.
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Però poi spesso sono proprio quegli oggetti, quei luoghi o quelle persone che conosciamo tanto bene a trasmetterci di fatto le emozioni più forti. Perché, nel bene o nel male, parlano di noi, di chi siamo, della nostra storia.
Quindi, sì al provare cose nuove, mille volte sì!
Ma sì anche a riscoprire ogni giorno quello che già ci sta attorno e già fa parte delle nostre giornate.
Ecco perché oggi sono andata in un posto che sta a due passi da me, che vedo in ogni momento, che ho visitato decine e decine di volte. Ma di cui, guarda un po’, ancora non ho parlato, forse perché appunto l’ho dato per scontato.
Mi riferisco al Sacro Monte di Ossuccio.
Avevo voglia di quotidianità, di certezze.
E chi vive qui sa che il Sacro Monte di certezze te ne dà. Basta alzare gli occhi ed è là, appena sopra il paese. In tutta la sua bellezza, misticità e quiete.
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Perché visitare il Sacro Monte di Ossuccio?

Sono svariati i motivi per cui vale la pena visitare il Sacro Monte di Ossuccio.
Innanzitutto, se sei credente, è un importante luogo di culto.
In secondo luogo è patrimonio dell’UNESCO, quindi mio, tuo, di tutti. Evidentemente ha le carte in regola per distinguersi.
Terzo, la passeggiata per raggiungerlo è piacevole, semplice e con una vista meravigliosa.
Un quarto buon motivo è che, artisticamente parlando, ti lascerà a bocca aperta.
Quinto, passando dal sacro al profano, sul retro del Santuario c’è una trattoria di tutto rispetto, con un’ottima cucina casalinga (temporaneamente chiusa – aggiornamento 2025)
E poi qualche numero: fa parte dei 20 Sacri Monti delle valli prealpine (9 dei quali sono patrimonio dell’Unesco), risale al XVII secolo, le cappelle sono 14, le statue 230 e i personaggi 177.
Il percorso

Il percorso parte dalla frazione di Molgisio, di Lenno (Tremezzina) e conduce fino al Santuario, a circa 420 metri s.l.m. In alternativa, si può salire dal paese di Ossuccio, lasciando l’auto in uno dei numerosi parcheggi in paese o anche vicino all’imbocco del viale delle cappelle. Tieni presente che, in questo caso, la prima cappella che ti troverai davanti sarà la quarta.
La salita è dolce, lungo un largo e antico viale acciottolato, circondato da prati e ulivi. E mano a mano che si sale, ci si immerge in un’atmosfera raccolta, fatta di spiritualità, di paesaggio e di storia.


Le cappelle barocche fanno da scenario a statue a misura umana che mettono in scena i misteri del Rosario e la vita di Gesù e della Madonna, in abiti seicenteschi. Sono statue in stucco e terracotta, colorate e ricche di dettagli, con volti molto espressivi. Veri capolavori d’arte degli stuccatori intelvesi. Anche se non si è spinti qui per devozione difficilmente si rimane indifferenti davanti a un lavoro artigianale di questo genere.

Cavaliere – Cappella della Crocifissione

Torturatore – Cappella della Coronazione
La quindicesima cappella coincide col Santuario vero e proprio.
E anche qui le sorprese non mancano: c’è una statua di Maria in marmo bianco (che secondo la tradizione sarebbe stata ritrovata proprio in questo luogo dando così origine alla devozione), c’è un antico dipinto della Vergine col Bambino, un organo del ‘700, un altare in scagliola, e pavimenti in marmo del lago.

Vergine col Bambino
Insomma, è un posto da vedere, di una bellezza non scontata, che difficilmente lascia indifferenti.
Anche chi questo luogo lo conosce come le proprie tasche.
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